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La cosca resta al verde, sequestrati i beni ai clan
Data 11/05/2008 16:10 Autore admin Hits 62
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La cosca resta al verde

Dopo gli arresti il sequestro dei beni. Non c’è tregua per la cosca crotonese Vrenna-Corigliano-Bonaventura; evidentemente lo Stato ha tutta l’intenzione di debellarla in modo definitivo e per raggiungere lo scopo ha privato gli affiliati prima della libertà personale e ora della cosa che hanno più a cuore: i loro patrimoni, le risorse e i mezzi grazie ai quali continuano ad essere potenti anche quando sono in cella. Le indagini, che uno speciale pool investigativo della squadra Mobile crotonese ha condotto con pazienza certosina, hanno svelato il tentativo della cosca di integrarsi nel tessuto economico legale, reinvestendo i capitali accumulati con le attività criminali in immobili, esercizi commerciali, automezzi; beni che risultano quasi sempre intestati ai familiari più stretti nel chiaro intento di sfuggire agli accertamenti degli investigatori. Le indagini, naturale prosieguo della complessa attività investigativa della squadra Mobile che nelle scorse settimane ha portato all’arresto di 55 persone nell’ambito dell’operazione ‘Eracle’, si sono concentrate, in modo particolare, su otto persone a carico delle quali, scrive il giudice Raffaele Lucente che ha firmato un provvedimento di sequestro d’urgenza, “sono stati raccolti elementi probatori estremamente gravi sulla loro appartenenza al mondo del crimine, dal quale appare verosimile che abbiano ricavato consistenti profitti illeciti”. Si tratta di nomi che negli ultimi tempi ricorrono spesso nelle cronache giudiziarie e che, come afferma lo stesso magistrato, all’interno della cosca “hanno avuto ed hanno un ruolo preciso, alcuni di vertice e, pertanto, di organizzatore-dirigente del consorzio criminoso, ed altri di semplici associati ma con contributo fattivo e collaborativo, pieno ed efficiente”: come Giuseppe Vrenna, 57 anni, ritenuto elemento al vertice della cosca crotonese, irreperibile dal 7 aprile scorso, quando fu spiccato l’ordine di arresto nell’ambito dell’operazione Eracle; Sergio Vrenna, 51 anni, cugino di Giuseppe, altro elemento al vertice del clan; Mario Bonaventura, 60 anni; Egidio Cazzato, 63 anni; Gaetano Barilari, 55 anni; Giuseppe Barilari, 32 anni, figlio di Gaetano; Antonio Martino, 29 anni, Giacomo Pacenza, di 40 anni. I redditi che queste persone hanno dichiarato nel corso degli ultimi anni - dicono gli atti dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore delegato alle misure di prevenzione antimafia Pierpaolo Bruni e dal procuratore della repubblica di Crotone Franco Tricoli - sono al limite dell’indigenza o, in alcuni casi, pari a zero. Eppure hanno costruito e acquistato immobili, terreni, esercizi commerciali e potenti autovetture. Che all’alba di giovedì, quando è scattata l’operazione ‘dirty money’ (denaro sporco), sono stati sottoposti a sequestro dalla Polizia di Stato. Il patrimonio ‘congelato’ alla cosca ammonta - secondo le stime - a 15 milioni di euro.
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