Nel mirino anche i poliziotti
Incendiata un’auto e devastato un negozio di parrucchiera

Di fronte all’incalzare dell’attività investigativa portata avanti negli ultimi tempi dagli uomini della squadra Mobile crotonese le cosche non avrebbero esitato ad alzare il tiro compiendo attentati contro gli stessi investigatori e addirittura contro i loro familiari ma anche spargendo veleni nei loro confronti, con missive anonime inoltrate al Questore, nel tentativo di intimidirli e delegittimarli. “Una vera e propria strategia - scrivono gli inquirenti - che avrebbe seguito un preciso e predeterminato programma, volto ad instaurare un clima di sospetto ed intimidazione nei confronti di magistrati ed investigatori impegnati nelle indagini, mirato a ottenerne l’allontanamento dalla sede di servizio. A tal fine, esisterebbero progetti di delegittimazione che prevedono la diffusione di voci diffamatorie e notizie false per screditarli. Ove tali metodi non sortissero l’effetto desiderato, sarebbe possibile l’azione diretta contro i familiari degli inquirenti ritenuti scomodi”.
Rientra in questa strategia l’incendio dell’autovettura dell’assistente capo della Polizia di Stato Angelo Avolio, i cui responsabili sarebbero Antonio Macrì, Maurizio Valente e Luciano Vaccaro. Secondo la ricostruzione di quell’episodio alle ore 19,45 del 6 gennaio 2007, in via Firenze a Crotone, due ragazzi travisati davano alle fiamme la Ford Fiesta di proprietà del poliziotto. Neppure mezz’ora dopo Macrì veniva individuato nel rione Gesù da una Volante, alla guida di un’autovettura. L’uomo tentava in ogni modo di scappare ma proprio mentre stava per essere portato in Questura, sopraggiungeva una seconda auto, dalla quale scendevano tre giovani, successivamente identificati in Lucia-no Vaccaro, Maurizio Valente e Antonio Castelliti, che aggredivano gli agenti con calci e pugni, permettendo al Macrì di darsi alla fuga. Alcuni giorni dopo l’uomo veniva arrestato per inosservanza della sorveglianza speciale, lesioni personali, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.

È stato il collaboratore di giustizia Domenico Bumbaca a indicare in Valente e Vaccaro gli autori dell’incendio dell’auto del poliziotto ed in Macrì il mandante. Successivamente anche il collaboratore Vincenzo Marino ha ribadito l’accusa specificando che il Macrì riteneva Avolio responsabile del proprio arresto per violazione della sorveglianza speciale.
Ancora più grave l’episodio ai danni dell’ispettore capo della squadra Mobile Mario Mascolo, già in passato vittima di altri ‘avvertimenti’ da parte delle cosche. Si tratta dell’esplosione avvenuta la notte del 26 aprile 2007 che ha devastato il negozio di parrucchiera “Le Figarò”, in via Nicoletta, di proprietà di due donne, una delle quali moglie dell’ispettore Mascolo. Dalle indagini è emerso che mandanti dell’attentato sarebbero Vincenzo Marino e Antonio Macrì, mentre a procurare materialmente l’esplosivo sarebbe stato l’albanese Shefqet Levanja, alias Jack, che lunedì è stato arrestato a Monterotondo, vicino Roma. È stato lo stesso Marino, divenuto intanto collaboratore di giustizia, a rivelare dettagli sull’episodio, in particolare una riunione alla quale, oltre a lui, avevano partecipato Pantaleone Russelli, Antonio Macrì ed altri. In quel frangente - racconta il pentito - “il Macrì esternò il proposito di punire l’ispettore Mascolo per le attività investigative che aveva condotto, chiedendo l’autorizzazione a colpirlo al Russelli. Costui, invece, espresse parere negativo perché riteneva che l’iniziativa avrebbe provocato un aumento della pressione delle forze dell’ordine e nuociuto alla realizzazione degli affari illeciti della cosca”. Macrì tuttavia non avrebbe desistito ribadendo a Marino che intendeva colpire il negozio della moglie del poliziotto. Lo stesso Marino, quindi, avrebbe reperito a Roma l’ordigno esplosivo inviandolo con un autobus di linea a Crotone, dove sarebbe stato ritirato da Nicola Basta. A collocarlo, invece, avrebbero dovuto pensarci Maurizio Valente e Luigi Gostinello, ma quest’ultimo, che quella notte si era ubriacato in un locale pubblico, sarebbe stato sostituito da Luciano Vaccaro. |