Tratta di ucraine, dopo 5 anni concluse le indagini
17/06/2008 11:01 admin 70
Il Crotonese
E’ stato necessario attendere cinque anni prima che il sostituto procuratore della repubblica Federico Somma chiudesse l’indagine che nel settembre del 2003 portò all’arresto di 25 persone accusate di aver messo in piedi un traffico di donne provenienti dall’est Europa nell’ambito di un’operazione denominata ‘Matrioska’. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari depositato dal pm Somma coinvolge complessivamente 26 persone, donne e uomini, italiani e ucraini, alle quali vengono contestate le accuse di associazione a delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, impiego di manodopera clandestina, induzione e sfruttamento della prostituzione.
Secondo l’impianto accusatorio il capo dell’organizzazione era una giovane donna ucraina: Svitlana Pavlyuk, 29 anni, detta Lidia, detta la dottoressa. Insieme alla sorella Oleksandra, di 32 anni, tirava le fila del traffico di schiavi provenienti dall’est dell’Europa, centinaia e centinaia di uomini e donne fatti giungere clandestinamente in Italia a bordo di pullman con la promessa di un lavoro, naturalmente al nero. E con l’invito, rivolto soprattutto alle ‘belle russe’, di mostrarsi compiacenti e accondiscendenti alle voglie di ‘nonni’ bisognosi di affetto oltre che di assistenza ma anche di uomini con pochi scrupoli. La base operativa delle due ucraine era a Steccato di Cutro dove funzionava un vero e proprio ufficio di collocamento itinerante, capace di piazzare braccia e gambe in tutte le province della Calabria, ma anche al nord Italia, grazie ad una fitta rete di collaboratori sparpagliati per la regione. Tra i quali tre uomini di Petilia Policastro, uno di Casabona, uno di Strongoli, uno di Cotronei. Il loro compito era essenzialmente quello di raccogliere, grazie alle conoscenze vantate nei vari paesi, le richieste di manodopera di aziende agricole, bar e ristoranti, locali notturni o semplici famiglie; quindi ordinavano ‘la merce’ all’organizzazione: “mi occorre una donna abbastanza giovane, di bella presenza, che parli un po’ d’italiano”; e le ucraine provvedevano a fare arrivare dall’Est i ‘prodotti’ richiesti oppure invitavano i collaboratori ad aspettare qualche giorno se al momento non c’era disponibilità. Loro, gli schiavi e le schiave, per questo favore dovevano pagare. Due volte. All’organizzazione che le faceva arrivare in Italia; e agli intermediari che avevano procurato il posto di lavoro. Un meccanismo efficace, remunerativo per tutti: per chi tirava le fila del traffico, per i vari caporali e anche per i datori di lavoro, soddisfatti di poter utilizzare manodopera a costi bassissimi, sgravati da tasse e contributi. Senza contare il sovrapprezzo in natura, pagato dalle ragazze più avvenenti, disposte a tutto ‘pur di lavorare’.
L’operazione è stata denominata Matrioska: man mano che l’indagine andava avanti, infatti, emergeva il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di persone.